Economia circolare

L’Italia dell’Economia circolare invade (di proposte) il Senato

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Associazioni e imprese rispondono in massa alla consultazione pubblica e chiedono di migliorare il Pacchetto europeo.

L’Italia chiamò. E il settore dell’economia circolare rispose in massa. Sono oltre 50 i contributi arrivati alla Commissione ambiente del Senato nell’ambito della consultazione pubblica sul Pacchetto europeo sull’economia circolare, presentato dalla Commissione europea il 2 dicembre 2015. Un coro di università, centri studi, consorzi, federazioni di categoria, associazioni di consumatori e imprese private che sembra essere unanime: la normativa può e deve essere migliorata.

Le risposte raccolte riguardano una serie di quesiti su ciascuno dei cinque atti che compongono il pacchetto: il Piano d’azione, le proposte di direttiva su rifiuti, imballaggi, discariche e la direttiva unica su rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, veicoli fuori uso e pile ed accumulatori.

In estrema sintesi, i contributi evidenziano le seguenti problematiche: attenzione non adeguata al tema della raccolta differenziata, che non viene resa obbligatoria, esigenza di maggiore chiarezza nelle definizioni, con particolare riferimento a quelle di ‘rifiuti urbani’, ‘sottoprodotti’ ed ‘end of waste’, necessità di maggiore chiarezza, in relazione ai profili attuativi, sul ruolo dei soggetti coinvolti nell’economia circolare, soprattutto in relazione alla responsabilità estesa del produttore e ai costi di gestione.

Fermo restando un generale parere favorevole sui nuovi target di riciclo, è stata proposta “la raccolta differenziata obbligatoria della frazione organica in modo da arrivare ad un obiettivo minimo di riciclo del 75% al 2025 e dell’85% al 2030”.

I contributi raccolti confluiranno poi in una risoluzione che – una volta approvata dalla Commissione ambiente del Senato – sarà trasmessa alla Commissione europea e costituirà atto di indirizzo al governo per i negoziati in sede di Consiglio dell’Unione europea.

I 55 soggetti non si sono limitati a fornire un’opinione sulla futura normativa europea, ma hanno anche criticato molti aspetti delle leggi italiane in materia, che negli anni sarebbero diventate eccessive, farraginose e incomplete, culminando a livello simbolico con il fallimento del Sistri, il sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti.

Sul tavolo degli imputati anche la scarsa chiarezza del quadro normativo e il sistema di gestione dei RAEE, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, viziato dall’assenza di decreti attuativi, circolari esplicative e iter autorizzativi complessi.

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