Scenari

Accordo di Parigi, 175 nazioni dicono sì

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Al via il processo di ratifica. C’è anche la firma dell’Italia. E intanto Kyoto Club lancia un appello a Renzi.

Una cerimonia più affollata del previsto. Sono 175 i Paesi che hanno sottoscritto, nella grande sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, l’accordo di Parigi, il trattato sul clima concluso il 12 dicembre scorso al termine della ventunesima conferenza sui cambiamenti climatici, nota ai più come COP21.

Gli Stati hanno in questo modo dato il via al processo di ratifica, che si concluderà con la comunicazione degli strumenti che ogni Paese adotterà per rendere effettivo il trattato. L’intesa punta a bloccare l’innalzamento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi rispetto all’era preindustriale, nel tentativo di non superare 1,5 gradi. Tra gli impegni, anche quello di creare un fondo annuo da 100 miliardi di dollari per il trasferimento delle tecnologie pulite negli Stati che hanno bisogno di aiuto nella transizione verso la green economy.

Nel lungo elenco di nazioni, figura anche l’Italia, presente al Palazzo di Vetro con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha dichiarato: “Oggi è un grande giorno perché si lancia un messaggio di unità per le future generazioni. Potremmo discutere delle singole questioni: rinnovabili, trasporto, efficienza. Ma penso che la vera sfida sia quella di chiudere gli occhi e immaginare qui i nostri figli e i nostri nipoti. Per la prima volta questa sala prestigiosa è un luogo di visione e non di divisione”.

Il direttore di Kyoto Club Sergio Andreis, complimentandosi con Renzi per aver deciso di essere presente a New York, lancia due inviti al premier:

  • La nomina di un nuovo Ministro dello Sviluppo Economico, che metta fine all’incomprensibile opposizione dell’ex Ministro Guidi a energie rinnovabili ed efficienza energetica. Come anche lo stesso Capo del Governo ha ricordato, commentando i risultati del referendum dello scorso 17 aprile, l’Italia è leader mondiale in entrambi i settori: un motivo in più per dare sostegno all’ulteriore crescita di rinnovabili ed efficienza Made in Italy, che già danno lavoro a centinaia di migliaia di occupati, oltre che un grande contributo contro gli effetti negativi dei cambiamenti climatici;
  • L’attivazione degli investimenti italiani – quantificati, alla COP21 dal nostro Presidente del Consiglio, in 4 miliardi di dollari per i prossimi 5 anni – del Green Climate Fund: rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, siamo in ritardo e questo, oltre che rallentare il nostro impegno nell’attuazione dell’Accordo di Parigi, penalizza le eccellenze italiane della sostenibilità.

Per maggiori informazioni, leggi il commento di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club

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