Scenari

Addio alla plastica: l’Africa è avanti sui sacchetti biodegradabili

Andrew Mupuya alla Yeli Paper Bags (foto CNN)

Questo post è disponibile anche in: Inglese

Leggere, resistenti ed economiche. Se non fossero così dannose per l’ambiente le buste di plastica non avrebbero rivali sul mercato.

Così in effetti è stato per lungo tempo, decenni durante i quali quest’oggetto di uso comune si è diffuso così largamente da diventare una minaccia per l’ecosistema e la specie umana. Solo recentemente, il progressivo aumento dell’attenzione globale per la sostenibilità dei prodotti messi in commercio, ha posto le shopper in cima alla lista degli oggetti da bandire per il futuro.

L’Italia, con una legge del 2011, è tra i pochi paesi europei ad essersi adoperato per ufficializzare il divieto di commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili. L’Europa avrebbe da imparare dall’Africa, teatro di numerose buone pratiche in materia: sono 27 infatti gli stati africani nei quali è vietato, in misura parziale o totale, usare buste di plastica. Difficili da smaltire, le shopper rappresentano un’enorme minaccia per il corretto funzionamento dei già delicati sistemi fognari dei paesi in via di sviluppo e quindi per l’igiene e le condizioni di salute dei cittadini che li abitano.

Il primo paese del continente africano a munirsi di una regolamentazione sull’argomento è stato il Uganda, che già nel 2004 aveva introdotto una misura disincentivante per la messa in commercio dei sacchetti, evolutasi poi in un tentativo di completa messa al bando nel 2008. A questa è seguita poi l’introduzione di incentivi fiscali rivolti alle aziende impegnate in pratiche di riciclo e produzione con materiali alternativi: una spinta sostanziale all’imprenditoria innovativa e giovanile locale. Questi sono stati i presupposti per il successo della Yeli Paper Bags Limited, azienda avviata dal ventenne Andrew Mupuya nel 2008. Fondata con 14 dollari e su competenze acquisite solo grazie ad una serie di video su YouTube, ad oggi la Yeli impiega 20 persone e produce a settimana 20.000 buste di carta che riforniscono ristoranti e supermercati della capitale del Uganda.

In Europa come in Africa, il traffico dei sacchetti illegali ancora non si è esaurito. Cresce, però, più rapidamente il numero delle aziende che intraprende la strada dell’economia circolare, ed è questo il segnale forte da cogliere per un futuro sostenibile.

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