Economia circolare

Cosa succede al vostro iPhone quando lo restituite alla Apple

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Cupertino vuole evitare a tutti i costi che i propri dispositivi finiscano in discarica con un circuito di riciclo ad hoc.

 

La seconda vita degli iPhone comincia in uno stabilimento sorvegliato 24 ore su 24 in una località segreta nei pressi di Hong Kong. Qui, rivela Bloomberg, i dispositivi vengono meticolosamente distrutti. L’impianto, in realtà, è solo uno di una manciata di strutture distribuite in tutto il mondo e scelte da Apple per riciclare i propri prodotti. Per chi si occupa dello smontaggio e del riciclo, il trattamento è esattamente lo stesso riservato ai fornitori che producono i gadget di Cupertino: standard rigidi e protocolli di riservatezza.

Apple ha venduto oltre 570 milioni di iPhone da quella mattina di gennaio di 9 anni fa, quando Steve Jobs è salito su un palco a San Francisco per “reinventare il telefono”. Nemmeno a Cupertino sanno quanti di questi smartphone sono ancora in giro, nelle mani di secondi, terzi o addirittura quarti possessori, o abbandonati in qualche cassetto. Quel che è certo è che l’azienda vuole assicurarsi che il minor numero possibile finisca in discarica.

Nel settore del riciclo di dispositivi elettronici, l’obiettivo è raccogliere e riciclare il 70% del peso dei beni prodotti nei sette anni precedenti. Apple va oltre e raggiunge l’85%, recuperando anche alcuni prodotti di altri marchi che i clienti portano nei negozi.

Questo significa che quest’anno in tutto il mondo dovrà gestire e distruggere l’equivalente di oltre 9 milioni iPhone 3GS del 2009. E con le vendite salite a 155 milioni di unità nell’ultimo anno fiscale, il riciclo dei prodotti Apple diventa una questione sempre più grossa.

Apple sostiene di aver raccolto oltre 40 mila tonnellate di rifiuti elettronici nel 2014. Brightstar Corp. a Miami, Florida, TES-AMM a Singapore, Li Tong a Hong Kong and Foxconn Technology Group in Cina, i più famosi produttori di iPhone, fanno parte di una rete globale di riciclatori che si sono conformati a oltre 50 regole, da questioni di sicurezza alle assicurazioni, passando per gli audit.

La gestione del fine vita inizia nelle centinaia di Apple store di tutto il mondo, o online, dove il colosso tecnologico offre buoni sconto per chi decide di restituire il proprio vecchio iPhone. Dopo un rapido test tecnico per capire se il telefono può essere rivenduto o smaltito, il riciclatore può decidere se comprare il telefono o rottamarlo. Negli Stati Uniti, le ricompense per gli smartphone che ancora funzionano vanno dai 100 ai 350 dollari.

Quando i partner di Apple decidono che l’iPhone deve essere smaltito, ha inizio un processo di decostruzione che è molto simile al modello produttivo di Apple, solo che al contrario.

Apple paga il servizio e mantiene la proprietà di tutto, dal telefono usato fino alla manciata di polvere che ne rimane alla fine. Il processo, costituito da 10 passaggi, è controllato, misurato e programmato attraverso camere sotto vuoto progettate per catturare il 100% delle sostanze chimiche e dei gas rilasciati durante le varie fasi.

Gli iPhone da riciclare devono avere la memoria cancellata e i loghi rimossi. I dispositivi smantellati non possono essere mischiati con quelli di altri marchi, quindi i riciclatori devono avere strutture apposite per Apple, che monitora tutto il processo. Mentre altre aziende salvano componenti come ad esempio i chip, che potrebbero essere riutilizzati per riparare altri telefoni, Cupertino ha una politica di “distruzione totale”, per evitare la diffusione di prodotti Apple falsificati nel mercato secondario. L’azienda starebbe comunque lavorando a sistemi per riutilizzare i componenti, secondo fonti di Bloomberg.

E una volta fatto a pezzi, cosa rimane del vecchio iPhone? I rifiuti pericolosi vengono stoccati in una struttura certificata e gli impianti di riciclo prendono una commissione su altri materiali estratti, come oro e rame. Il resto torna a nuova vita sotto forma di cornici in alluminio per finestre o piastrelle di vetro.

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