Economia circolare

Crescono raccolta e gestione degli pneumatici fuori uso. Ma gli operatori chiedono nuove norme e agevolazioni.

325.000 tonnellate di pneumatici raccolte nel 2015. Il 45% viene riciclato e il 55% è destinato al recupero energetico.

 

Un decreto che disciplini il momento in cui il rifiuto, dopo il trattamento, diventi materia prima seconda; un maggiore coordinamento nella ricerca e sviluppo; il sostegno agli acquisti verdi pubblici e privati di prodotti riciclati; l’IVA agevolata per i prodotti realizzati con materiali riciclati. Sono queste le principali misure che UNIRIGOM (l’Unione Recuperatori Italiani della Gomma di FISE UNIRE/Confindustria) chiede al legislatore per dare maggiore slancio al settore. Il messaggio è stato lanciato durante il convegno “L’Economia Circolare e Pneumatici Fuori Uso”, che si è tenuto a Roma nei giorni scorsi e che ha visto Recycling Point in prima fila tra i principali sponsor.

È stata un’importante occasione per mettere in luce le esigenze e le aspettative delle imprese di un settore in piena evoluzione. Secondo le ultime stime UNIRIGOM sulla base dei dati della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, lo scorso anno sono state raccolte 325.096 tonnellate (erano 316.638 nel 2013) di pneumatici fuori uso, delle quali 146.752 (il 45%) sono state riciclate, mentre 178.344 (il 55%) recuperate energeticamente. Dal riciclo degli pneumatici fuori uso oggi si ottiene principalmente gomma vulcanizzata (72,4% del recupero di materia) da impiegare in diversi campi, ma anche acciaio (20,3%) e materiale tessile (7,3%).

A quattro anni dall’entrata in vigore del Decreto Ministeriale (82/11) che ha per la prima volta regolamentato e strutturato il settore, oggi le attività di raccolta e smaltimento stanno offrendo ottime performance, garantendo anche lo smaltimento degli stock di pneumatici fuori uso per anni accatastati irregolarmente in alcune aree del nostro Paese.

L’obiettivo è quello di invertire la percentuale di riciclo e quella di recupero energetico già dal prossimo anno. Ciò consentirebbe un bilancio ambientale pù efficiente, evitando il consumo di materie prime vergini grazie all’apporto di quelle riciclate.

“Il settore deve compiere un ulteriore salto di maturità”, ha evidenziato il Presidente UNIRIGOM – Andrea Fluttero, “focalizzandosi su due obiettivi: da una parte, privilegiare la crescita della percentuale di riciclo di materiale a scapito della quota destinata al recupero energetico, come ci viene richiesto anche a livello europeo dalla gerarchia della gestione dei rifiuti; dall’altra, c’è la necessità di ridurre le esportazioni di questi materiali per evitare che tali flussi vengano portati all’estero (soprattutto Corea e Cina) senza alcun trattamento o con trattamenti solo grossolani, sottraendo quantitativi importanti all’industria del riciclo e ai settori produttivi nazionali”.

Dal convegno è emersa la necessità di un’adeguata disciplina normativa che tenga conto dei progressi tecnologici degli ultimi anni e dei possibili e variegati impieghi dei materiali riciclati. “Il settore – ha aggiunto Fluttero – attende un decreto che disciplini il delicato momento del passaggio da rifiuto a End Of Waste, quando il granulo/polverino di gomma-rifiuto cessa di essere tale e diventa materia prima seconda”.

Adeguare la normativa non è però sufficiente. Altre misure, secondo gli operatori, potrebbero supportare lo sviluppo e la valorizzazione delle attività di riciclo, in particolare l’implementazione del Green Public Procurement, ovvero l’obbligo per le PA di utilizzare una quota di materiali riciclati, e l’imposizione di un’IVA agevolata per i prodotti con materiale riciclato, almeno nella fase di avvio del mercato. 
 

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