Economia circolare

Economia circolare, l’edilizia green fatica a decollare

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Nonostante alcune buone pratiche come lo Juventus Stadium, l’Italia ricicla appena il 9% dei rifiuti da costruzione.

L’economia circolare parte (anche) dai cantieri edili. Questo è quanto emerge dal rapporto dell’osservatorio Recycle di Legambiente sulla sfida nel settore delle costruzioni. Un rilancio del settore permetterebbe di ridurre l’impatto sugli ecosistemi e al contempo di creare lavoro e ricerca applicata. Qualcosa di concretamente possibile, come dimostrano gli esempi di edifici e infrastrutture dove sono stati impiegati materiali provenienti dal riciclo: Juventus Stadium e Palaghiaccio di Torino, la Council House di Melbourne o l’edificio del California Academy of Science di San Francisco, ma anche gli asfalti con gomma riciclata in Val Venosta, gli aggregati riciclati nel passante di Mestre o la piattaforma logistica dell’interporto di Fiumicino.

Oggi non esistono più motivi tecnici, prestazionali o economici che possano essere utilizzati come scuse per non utilizzare materiali provenienti da riciclo nelle costruzioni. Un utilizzo che apre invece rilevanti prospettive in primo luogo in termini di lavoro e attività imprenditoriali, poi nella riduzione del prelievo da cava (arrivando al 70% di riciclo di materiali di recupero si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di chiudere almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno) e nell’abbattimento di emissioni di gas serra. Per esempio, aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, diventerebbe possibile riasfaltare 26.000 km di strade. Il risparmio energetico ottenuto, considerando che non si userebbero più materiali derivati dal petrolio, sarebbe di oltre 400.000 MWh, ossia il consumo in più di 2 anni di una città come Reggio Emilia, con un taglio alle emissioni di CO2 pari a 225.000 tonnellate.

Una nota dolente nel quadro attuale è sicuramente l’assenza di numeri certi sui rifiuti prodotti dalle attività di costruzione e demolizione. In molte Regioni non esiste alcun controllo o filiera organizzata del recupero e non si conteggia lo smaltimento illegale, per cui in Italia secondo i dati Eurostat si arriva a riciclare appena il 9% dei rifiuti da costruzione e da demolizione.

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