Scenari

Il futuro delle politiche ambientali: al via la COP21 a Parigi

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La conferenza sul clima può incentivare anche l’economia circolare. 200 aziende italiane chiedono all’Italia di impegnarsi.

 

Al via, in una Parigi blindata dalle misure antiterrorismo, la conferenza sul clima Onu COP21. Sono 147 i capi di stato e di governo e 40 mila i delegati attesi. Sul tavolo, le politiche globali sull’ambiente.

Un incontro dall’alto potenziale rivoluzionario che le stesse aziende ritengono fondamentale per decidere il futuro non solo dell’ambiente, ma anche dell’economia globale. E’ per questo che oltre 200 aziende italiane grandi, medie e piccole hanno consegnato al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti un appello per un efficace accordo sul clima.

L’Appello per il clima lanciato dal Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 64 organizzazioni di imprese green, porta, tra le tante firme, anche quelle di aziende come ERG Renew, Poste Italiane, Terna, Gse, Barilla, Carlsberg, BioChemtex, Ferrovie dello Stato, Novamont, Philips Italia, Unilever Italia e l’Oréal Italia. Le proposte per raffreddare il clima, contenute nell’Appello, spaziano da una riforma fiscale che contenga una carbon tax a gettito invariato all’incentivazione di interventi di efficienza energetica; dalla crescita delle rinnovabili al sostegno dell’agricoltura di qualità e, naturalmente, la richiesta che a Parigi vengano adottati target vincolanti.

“L’impegno di così tante e prestigiose aziende italiane – ha dichiarato Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente – rafforza ulteriormente la posizione italiana ed europea per il negoziato alla Cop21 di Parigi. L’accordo virtuoso e ambizioso raggiunto in UE a ottobre scorso ci affida il ruolo di catalizzatori di un accordo globale, che non può prescindere dall’impegno delle realtà produttive verso un nuovo modello di sviluppo. Questo documento, che porto con orgoglio a Parigi, dice che le nostre imprese, esempio di eccellenza e talento anche in campo ambientale, sono già pronte a vivere da protagoniste la sfida dell’economia circolare“.

“Le politiche climatiche – ha affermato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile che supporta le attività del Consiglio Nazionale della Green Economy – rappresentano oggi non solo una necessità per far fronte a una crisi ambientale già importante che potrebbe diventare drammatica, ma anche un’occasione per rilanciare innovazione e nuovi investimenti, quindi nuove possibilità di occupazione e di sviluppo. Questo Appello di un gruppo importante di imprese italiane è la conferma che la sfida climatica non è più solo un tema per ristrette minoranze, ma coinvolge ormai la consapevolezza e un ruolo attivo anche nel mondo delle imprese”.

Nei particolari ecco cosa propone l’Appello per un efficace accordo globale sul clima:

– di rafforzare le misure nazionali di mitigazione e adattamento tenendo conto che il nostro Paese è particolarmente esposto agli impatti del cambiamento climatico; 

– che alla Conferenza di Parigi siano adottati target legalmente vincolanti, ripartiti tra gli Stati secondo criteri di equità e in grado di limitare l’innalzamento della temperatura al di sotto della “soglia di sicurezza” dei 2°C (mentre secondo il rapporto della UNFCCC con i contributi volontari presentati fino a oggi si arriverebbe a un aumento della temperatura di ben 3°C);

– che sia promossa una seria riforma fiscale che, tramite forme di carbon tax anche associate ad altri sistemi di carbon pricing, sia in grado di attribuire i giusti costi alla CO2, alleggerendo al tempo stesso la pressione fiscale su lavoro e imprese ed eliminando i sussidi dannosi per l’ambiente, a cominciare dai 510 miliardi di dollari di incentivi mondiali alle fonti fossili, da riallocare in chiave green;

– di sviluppare l’enorme potenziale degli interventi efficaci sull’efficienza energetica in tutti i settori, a cominciare da mobilità, industria ed edifici;

– di sostenere la crescita delle fonti rinnovabili, evitando interventi come quelli che in Italia hanno portato tra il 2011 al 2014 al crollo della potenza elettrica da fonte rinnovabile installata da oltre 11.000 a meno di 700 MW/anno;

– di sostenere il ruolo strategico dell’agricoltura, sia in termini di mitigazione che di adattamento, e il potenziale positivo dell’eco-innovazione, in particolare orientata alla circular economy, per ridurre le emissioni anche aumentando l’efficienza nell’uso delle risorse.

Ma non sono solo le imprese italiane a mobilitarsi, Nei giorni scorsi gli amministratori delegati di 79 grandi multinazionali dal Brasile, alla Cina, all’Europa (per l’Italia quello dell’Enel) all’India agli Stati Uniti hanno firmato un documento in cui chiedono ai leader mondiali di fare a Parigi il massimo sforzo per raggiungere un “accordo ambizioso sul clima” e da parte loro si impegnano in azioni di riduzione delle emissioni.

 

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