Economia circolare

Italia del Riciclo, ecco i numeri dell’economia circolare tricolore

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Presentato il rapporto di FISE Unire e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, con la partnership di Recycling Point.

Oltre 15 milioni di tonnellate di rifiuti di carta, vetro, plastica, legno e organico sono state trasformate, nel 2015, in 10,6 milioni di tonnellate di nuove materie prime. Sono questi i numeri dell’economia circolare italiana, messi nero su bianco dallo studio annuale “L’Italia del Riciclo”, il rapporto promosso e realizzato da FISE Unire (l’associazione che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, con la partnership di Recycling Point.

Il dossier, presentato a Roma il 13 dicembre, mostra che l’industria nazionale del riciclo dei rifiuti si è ulteriormente rafforzata. Per quanto riguarda il riciclo degli imballaggi, nel 2015 c’è stata una crescita del 5% in termini assoluti: 8,2 milioni di tonnellate, contro le 7,8 del 2014 e le 7,6 del 2013. Tutte le filiere evidenziano indici in crescita, ad eccezione dell’alluminio che vede diminuire le tonnellate avviate a riciclo (-1%) e la percentuale di riciclo sull’immesso a consumo (-4%). Si confermano le eccellenze nel tasso di riciclo di carta (80%), acciaio (73,4%), vetro (71%) e alluminio (70%), mentre registrano le percentuali di crescita più elevate i quantitativi avviati a recupero di plastica (+10%) e legno (+5%).

Buone notizie arrivano anche dal fronte del riciclo di pneumatici fuori uso e della frazione organica, entrambi in crescita del 5% rispetto al 2014, e dalla raccolta delle apparecchiature elettriche ed elettroniche che supera l’obiettivo dei 4 kg/abitante l’anno, intercettando il 41% dell’immesso al consumo, sebbene i nuovi obiettivi rimangano distanti. Il tasso di reimpiego e riciclo di veicoli fuori uso raggiunge l’83% del peso medio del veicolo, ancora lontano dal target previsto del 95%.

“Il Rapporto evidenzia come l’Italia abbia compiuto notevoli progressi nel campo del riciclo – ha dichiarato Andrea Fluttero, neo presidente di UNIRE – grazie a un settore virtuoso e dinamico; una vera circolarità delle risorse non è stata ancora pienamente realizzata. Potrà esserlo solo a patto che si affrontino e si risolvano alcuni nodi da tempo irrisolti. Tra questi, le regole, che devono essere certe, chiare e stabili nel tempo, la semplificazione complessiva del settore, la migliore definizione del sistema consortile, che deve diventare sempre più sussidiario al mercato, il problema delle esportazioni e la necessità di sviluppare ricerca ed innovazione tecnologica. Tutti elementi indispensabili per dare ulteriore slancio al settore e senza i quali sarà difficile migliorare i risultati del nostro settore sia dal punto di vista economico che ambientale”.

“L’uso efficiente dell’energia e dei materiali sono ormai indispensabili fattori non solo di qualità ambientale, ma di competitività economica. Occorre quindi produrre sempre meno scarti e meno rifiuti e riciclare il massimo possibile. Le imprese italiane hanno ormai raggiunto il livello di eccellenza in Europa con il riciclo del 72% dei rifiuti speciali, lo stesso livello di eccellenza deve essere raggiunto anche nel riciclo dei rifiuti urbani (al 43%), sulla scia positiva di quello degli imballaggi oggi al 67% dell’immesso al consumo – ha aggiunto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – Ciò richiederà politiche mirate per recuperare i ritardi in alcune Regioni del Sud e maggiore attenzione alle filiere industriali del riciclo per il loro ruolo strategico”.

Nell’edizione di quest’anno, l’Italia del Riciclo dedica un ampio approfondimento all’economia circolare e alle quantità di rifiuti effettivamente trasformate dalle attività di recupero in materie prime seconde. Dall’analisi, che si focalizza sui cosiddetti rifiuti “tipici”, ovvero carta, vetro, plastica, legno e organico (presenti sia nel flusso dei rifiuti urbani che in quello degli speciali), si evince una produzione complessiva di materiali secondari pari a 10,6 milioni di tonnellate nel 2014, in crescita del 2% rispetto all’anno precedente.

Per la carta il flusso degli imballaggi per la produzione di materie prime seconde rappresenta circa il 50% dell’input totale, cui fanno seguito i rifiuti domestici e assimilabili con oltre il 40%. Per il vetro il peso degli imballaggi è anche superiore, quasi il 60% dell’entrata complessiva; una componente di poco inferiore al 35% spetta poi al raggruppamento di tutti gli altri rifiuti, diversi sia da imballaggi sia da domestici e assimilabili. Per quanto riguarda la plastica, il flusso si ripartisce in due parti pressoché equivalenti tra imballaggi e altri rifiuti tipici. Sul legno, infine, quasi il 75% dell’input totale proviene dal flusso di tutti gli altri rifiuti tipici. Per l’organico, oltre l’85% dei rifiuti in ingresso è costituito da rifiuti domestici e assimilabili.

L’intero Rapporto è scaricabile dal sito associazione-unire.org (nella sezione “Pubblicazioni” dell’area pubblica) e dal sito fondazionesvilupposostenibile.org.

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