Economia circolare

L’economia circolare rende le città più intelligenti

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A Ecomondo si discute delle opportunità generate dal binomio circular economy e smart cities. Presente la Ellen MacArthur Foundation.

Le città smart seguono l’economia circolare. È quanto sta emergendo dai numerosi convegni di Ecomondo dedicati al tema. Al centro delle discussioni, le opportunità che l’implementazione della Circular Economy in ambito urbano può generare, in particolare se coniugata con le recenti tecnologie e funzionalità che stanno caratterizzando le nuove Smart Cities.

Esistono già alcuni esempi virtuosi in Europa (ad esempio Amsterdam con il city planning basato su principi di circolarità, Hannover con il progetto zero rifiuti e design sostenibile, e molte altre città), ma la diffusione estesa di questi orientamenti è di fatto ancora molto limitata. Esperti, fornitori di servizi, Pubbliche amministrazioni hanno permesso di delineare opportunità e prospettive in Italia ed in Europa per costruire le città del futuro.

Il tema è stato al centro del convegno “Circular Economy & Smart Cities: opportunità e prospettive”, mercoledì 9 novembre, presieduto dal professor Gian Marco Revel, dell’Università Politecnica delle Marche, coordinatore della Piattaforma Tecnologica Italiana delle Costruzioni e chiuso da Carlo Maria Medaglia, Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dell´Ambiente. Al convegno è intervenuto, tra gli altri, Ashima Sukhdev, project manager della Ellen MacArthur Foundation, player di riferimento del più rilevante network di attori impegnati nella diffusione della Circular Economy presente per la prima volta ad Ecomondo.

“Una Smart City può essere intesa come una città o una comunità in cui le istituzioni pubbliche, i cittadini, il mondo delle imprese e quello della ricerca si alleano nello sforzo di migliorare la qualità della vita urbana, attraverso soluzioni integrate, sostenibili e tecnologicamente avanzate – spiega il professor Gian Marco Revel – Il necessario coinvolgimento di tutti gli assi secondo i quali possiamo declinare lo sviluppo intelligente, richiede un modello con cui ridefinire le modalità di crescita delle nostre società: l’economia circolare soddisfa pienamente questa esigenza”. “Il fatto che con essa si intervenga contemporaneamente sulle modalità di produzione e consumo, sul ciclo dei rifiuti, sulla necessità di creare un sistema di incentivi e disincentivi e di labelling – continua – implica il coinvolgimento diretto delle quattro eliche prima menzionate (istituzioni, cittadini, imprese e università-centri di ricerca), con effetti positivi su ambiente, economia (sia dal punto di vista della creazione di imprese che del mantenimento o della crescita dei livelli occupazionali), coesione sociale e qualità della vita”.

Si stima che l’implementazione del modello dell’economia circolare a scala europea possa comportare un risparmio in termini di costi di produzione di 1.800 miliardi annui fino al 2030, un aumento del reddito disponibile delle famiglie fino a 11 punti percentuali rispetto allo scenario di sviluppo attuale, o di 7 punti percentuali in termini di PIL, un incremento di 160.000 posti di lavoro. “Esempi importanti sono già in opera – conclude il professor Revel – come nel caso di Singapore, dove l’amministrazione comunale paga per l’illuminazione pubblica un servizio più che un prodotto: Philips installa e manutiene i led, che a fine ciclo vengono ritirati, sostituiti e riciclati nel ciclo produttivo.”

Per maggiori informazioni, consulta il sito di Ecomondo

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