Economia circolare

Liam, il robot ricicla iPhone, non conosce il riuso?

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Secondo la rivista americana Grist, Apple preferisce distruggere gli smartphone senza salvare le parti che ancora funzionano.

Ricordate Liam, il futuristico robot della Apple che ricicla gli iPhone? Introdotto trionfalmente da un video promozionale, è una specie di Dea Kalì dell’economia circolare che, con le sue 29 braccia, è in grado di smontare uno smartphone – per essere precisi, quello smartphone, in 11 secondi, scomponendolo in schermo, viti, supporti per la SIM e batterie.

Bene, secondo qualcuno questo non potrebbe essere necessariamente un bene. Secondo Grist, bibbia americana dell’informazione ambientale, Liam non è un alleato dell’economia circolare e la casa di Cupertino, ossessionata dal mantenere il segreto su tutti i suoi prodotti, non vuole che i componenti ancora funzionanti vengano reimmessi nel ciclo produttivo dai riciclatori, ma piuttosto distrutti.

Questo, per Grist, è uno spreco. Quando Apple distrugge il vostro vecchio dispositivo, molte parti che lo compongono – chip, fotocamere ecc… – sono ancora perfettamente funzionanti e potrebbero avere una seconda vita in smartphone ricondizionati, giocattoli, droni e chissà cos’altro. Gli schermi, se intatti potrebbero essere riutilizzati per allungare il ciclo di vita ad altri telefoni, vengono polverizzati, assieme ai minerali che li compongono.

Inoltre, tutta l’energia utilizzata per estrarre, trattare, spedire e assemblare questi materiali scompare nel nulla. Secondo l’ultimo report ambientale di Apple, in media un prodotto della Mela comporta l’emissione 116 chili di CO2.

Liam è in grado di gestire 1,2 milioni di iPhone l’anno e Apple, per tenerlo occupato, ha creato uno speciale programma per i clienti chiamato Renew. L’iniziativa, ammette Grist, di per sé è potenzialmente meritoria: sempre meglio di tenere i propri vecchi smartphone in un cassetto o, peggio, buttarli nella spazzatura e farli finire in discarica. Ma, secondo la rivista americana, darli a un robot non è la scelta migliore. Almeno dal punto di vista dell’economia circolare.

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