Scenari

Plastica, la Cina tenta di riformare l’industria del riciclo

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In vigore nuove regole per gli impianti di trattamento cinesi: no al fai da te a basso costo, più sicurezza e qualità.

 

Riciclare in maniera efficiente conviene. Anche per quelle economie in via di sviluppo che non hanno alcuna intenzione di rallentare l’industrializzazione per salvare il pianeta. E’ quanto succede in Cina, dove il ministero dell’Industria e della Tecnologia ha appena annunciato le linee guida “per eliminare gli impianti artigianali, meno sostenibili ed efficienti per il riciclo della plastica”. In poche parole, anche nella Repubblica Popolare si dovranno rispettare regole più rigide: una misura che dovrebbe limitare il riciclo all’insegna del basso costo e della bassa qualità.

Con le nuove norme, in vigore dal primo gennaio, i nuovi impianti che si occupano di scarti di bottiglie di plastica e in PET dovranno processare almeno 30 mila tonnellate l’anno. Quelli esistenti dovranno gestirne almeno 20 mila l’anno. Inoltre, i nuovi estrusori dovranno lavorare almeno 5 mila tonnellate, mentre quelli esistenti avranno come limite minimo 3 mila. Le nuove norme non riguardano solo i quantitativi gestiti, ma anche protocolli di sicurezza e di qualità più rigidi.

Jason Wang, segretario generale dell’Associazione Cinese per gli Scarti della Plastica, ha dichiarato che questi cambiamenti costituiscono “un’ottima notizia” per il panorama industriale della Repubblica Popolare. “Tutto ciò farà gradualmente migliorare il sistema di riciclo domestico – ha dichiarato Wang a Plasting Recycling Update – Le imprese nazionali a poco a poco raggiungeranno gli standard e l’intera industria potrà giovarne”.

Secondo Scott Horne, consigliere dell’Istituto americano delle industrie del riciclo, queste nuove norme sono legate al tentativo del governo di regolamentare il settore del trattamento della plastica in Cina. Horne, tuttavia, non si aspetta che i cambiamenti avranno un impatto negativo sulle esportazioni americane di plastica: “Non ci sono effetti diretti sulle esportazioni. E’ un modo per assicurarsi che l’industria locale della plastica si sviluppi in maniera appropriata.”

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