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Sistema RAEE, 1 produttore su 4 si dichiara poco informato

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Un’indagine Ecodom-Ipsos misura quanto le imprese produttrici di elettronica conoscono il mondo del riciclo.

 

Produzione e riciclo a confronto, per realizzare davvero l’economia circolare. Ma di strada ancora ce n’è da fare, visto che un produttore su quattro si dichiara poco informato in tema di gestione dei rifiuti derivanti dai propri prodotti. E’ questa, in sintesi, l’indagine condotta dall’Istituto di Ricerca Ipsos e commissionata da Ecodom, leader nella gestione dei rifiuti nel settore elettrodomestici. 

La ricerca, partita a settembre 2015, si è articolata in due fasi: la prima, di carattere qualitativo, ha consentito – attraverso approfonditi colloqui one to one con i Produttori aderenti ai principali Sistemi Collettivi italiani – di mettere a fuoco i più importanti temi della ricerca. Nella seconda fase, quantitativa, sono state coinvolte 600 imprese produttrici di apparecchiature elettriche ed elettroniche, pari al 16% delle aziende iscritte al Registro AEE: un campione particolarmente vasto e rappresentativo, che ha permesso di delineare una chiara fotografia delle opinioni e percezioni dei Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in merito al sistema RAEE in Italia.

Il primo dato emerso dall’indagine Ecodom–Ipsos è che nell’87% delle aziende intervistate esiste una figura o un ufficio preposto alla gestione dei RAEE: questo ruolo scaturisce, il più delle volte, da una specifica richiesta dell’azienda (82% dei casi) e rientra prevalentemente in ambito amministrativo/commerciale (42%) o interessa il board aziendale (21%), mentre ancora poco sviluppata risulta la figura dell’Environmental Manager (3% dei casi). Il Sistema Collettivo di appartenenza è riconosciuto, inoltre, come il principale punto di riferimento per la formazione di questi professionisti (51% delle risposte).

Ciò nonostante, i dati attestano che circa 1 intervistato su 4 si dichiara disinformato sul sistema RAEE in Italia (28% del campione). Indipendentemente dal livello di informazione manifestato, si riscontra però una sostanziale positività dei Produttori rispetto ai cambiamenti avvenuti in tema di RAEE domestici negli ultimi 5 anni: la pensa così il 64% degli intervistati, contro un 23% che esprime, invece, un giudizio sostanzialmente negativo (percentuale che, tra coloro che si dichiarano poco informati, sale al 30%).

Secondo l’opinione di chi valuta positivamente l’evoluzione del sistema RAEE in Italia, i fattori che hanno determinato questo cambiamento sono riconducibili a: una maggiore sensibilità ambientale dei Produttori nei confronti della corretta gestione dei RAEE (32% del campione); una più chiara definizione delle attività e degli obblighi di ciascun attore operante all’interno della filiera (28%); una più alta consapevolezza dell’importanza che l’ambiente riveste per la società in generale, dai Produttori agli utilizzatori finali (28%); una più forte sollecitazione da parte della Commissione Europea a considerare il tema ambientale come prioritario (7%). Infine, residuale ma importante la quota di coloro che vedono un “cambio di paradigma” nella considerazione dei RAEE: da semplice rifiuto a potenziale risorsa (4%).

Di contro, le maggiori criticità riscontrate dai detrattori del sistema RAEE sembrano sottolineare la  “complessità” del sistema, con due nodi principali: la mancata consapevolezza da parte dei consumatori di pagare un ecocontributo, al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura per finanziare la gestione dei RAEE; le insufficienti garanzie di qualità ambientale da parte di alcuni operatori che si occupano del trattamento dei RAEE.

Nel complesso, per i Produttori di AEE, la valutazione del sistema di gestione dei RAEE domestici in Italia rimane comunque sufficiente: 6,1 è il voto medio assegnato dagli intervistati. Tuttavia, nel confronto con gli altri Paesi dell’UE, l’Italia risulta essere “in ritardo” per quasi la metà degli intervistati (42%); per il 24% del campione è a pari livello e solo per il 4% è più avanti (mentre, il restante 30% non ha un’opinione precisa al riguardo).

L’indagine Ecodom-Ipsos ha cercato di indagare anche sul cosiddetto “disperso” (ossia, il flusso di RAEE non intercettato dai Sistemi Collettivi istituiti dai Produttori di AEE e del quale, quindi, non si ha certezza che sia sottoposto a un trattamento ambientalmente corretto): la valutazione media degli intervistati è che il peso del sommerso sia pari al 44% del totale dei RAEE raccolti in Italia: una percezione, purtroppo, molto distante dalla realtà; secondo i dati della ricerca CWIT, recentemente presentata dal WEEE Forum, infatti, i flussi di RAEE “dispersi” rappresentano oltre il 70% del totale.  La presenza di questo “canale parallelo” comporta, per l’84% del campione, un enorme danno ambientale; per il 16%, invece, si tratta principalmente di un danno economico per l’intera collettività. 

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