Economia circolare

Stampanti 3D e riciclo: ecco l’architettura del futuro

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Mattoni in sale, isolanti di carta, interni in legno e strutture fatte di pneumatici: sono i materiali da costruzione stampati dall’americana Emerging Objects.

 

La casa del futuro? Sarà fatta con pezzi di pneumatici, sale e carta. E verrà fuori da una stampante 3D. Parola di Emerging Objects, azienda specializzata nella stampa a tre dimensioni utilizzando materiali inusuali.

Nel corso della conferenza REAL 2015, il cofondatore Ronald Rael ha dichiarato: “E se i materiali stampabili in 3D fossero durevoli, economici e ecologici?”. Rael, così come l’altra cofondatrice Virginia San Fratello, è un architetto e vuole rivoluzionare il settore con tecniche innovative.

Per Rael, stampare materiali plastici è riduttivo. E così Emerging Objects ha iniziato a recuperare pneumatici, trattandoli con un processo criogenico e riducendoli in polvere che poi viene usata dalle stampanti 3D per ottenere oggetti dalle caratteristiche particolarmente adatte all’architettura del futuro.

E poi c’è la carta, che viene polverizzata e trasformata, sempre con le stampanti 3D, in materiale isolante.

Rael sta anche cercando di capire come stampare usando il legno. “Nell’industria delle costruzioni – ha spiegato – ci sono circa 70 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti di legno solo negli Stati Uniti. Il 60 per cento è potenzialmente recuperabile e può essere usato per la stampa 3D.

L’ingrediente più bizzarro è il sale. Una risorsa presente massicciamente sul pianeta, che ha davvero poco a che fare con l’architettura. Eppure, nota Rael, il sale ha proprietà importanti, come la translucenza. E’ per questo che Emerging Objects vuole realizzare dei blocchi da costruzione in sale stampati in 3D: si tratta di qualcosa di molto simile a dei mattoncini Lego che possono essere assemblati assieme per creare strutture più grandi.

La ricetta perfetta, per Emerging Objects, è combinare sapientemente questi ingredienti per creare strutture leggere ma durevoli con muri di sale, interni in legno e isolamento in carta. O, magari, usando altri materiali come argilla per fare mattoni o sabbia da usare in strutture anti-sismiche. Un approccio che rompe in maniera decisa con l’imperativo categorico dell’architettura, per come la conosciamo oggi: il cemento.

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